Un paio di settimane fa mi chiama Daniele Ardenghi, giornalista/chitarrista/tifoso conosciuto in occasione di alcune registrazioni fatte con i suoi THOC e i suoi La Crisi Di Luglio, e mi propone di fare un’intervista. La faccenda è un bel medaglione… un lato supersplendente da una parte e un lato ombrosissimo dall’altra. Però noi batteristi non abbiamo praticamente mai “un occhio di bue” puntato addosso e ogni tanto, anche noi, vorremmo dire, fare, baciare, lettera e testamento. Allora accetto la sua proposta, conscio di non essere poi quel gran talento, di non aver fatto poi quelle gran cose, di far parte di un mondo – quello “indie” che forse manco esiste e di avere anche un bello stuolo di detrattori (i quali, invece di fare qualcosa di utile e creativo, sono sempre pronti a sparare su qualsiasi cosa si muova anomala nel feudo di questa città di tutti amici solo a parole).

Non è questa la sede per esprimere altre opinioni. Mi limito a pubblicare l’articolo su questo mio sito, a perenne monito. E aggiungo che un paio di cosette non ci sono poi state nell’articolo per ovvie ragioni di spazio.

 La prima è che fra i tanti batteristi che amo, i miei quattro di riferimento sono: la santissima trinità formata da Ringo Starr, Levon Helm e Jim Keltner, a cui aggiungo colui che, secondo me, – più giovane – tutti e tre un po’ li riassume, Jay Bellerose.

La seconda cosa riguarda gli allievi/ex allievi di cui vado più orgoglioso. Nell’intervista ho dovuto limitarmi alla brescianità; lasciando perdere che ricordo con affetto quasi tutti (ndr.), vorrei aggiungere all’elenco gli scaligeri Max Avesani (Paolo Meneguzzi/Luca Olivieri) e Giovanni Franceschini (Cinemavolta/Greta Gray) e il bergamasco Stefano Contini (Don Turbolento/Cara/Samurai), tutti e tre giovani e di gran belle speranze.

E la terza, che Daniele non mi ha chiesto, la aggiungo io: il mio gruppo preferito sono i Calexico. 🙂

 

Beppe Facchetti: articolo del GdB sullo spazio di Generazione Decibel

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